mercoledì 25 febbraio 2026

SANREMO 2026 * DEBUTTO CON (PREVISTO) CALO D'ASCOLTI: 3 MILIONI IN MENO

Carlo Conti, Laura Pausini e Can Yaman sul palco della prima serata di #sanremo2026, che ha perso 3 milioni d'ascolto rispetto allo scorso anno.

Il primo Festival dell'era in cui il Presidente del Senato Ignazio La Russa si attiva come manager di cabarettisti va in corto circuito per via di una signora di 105 anni che parla male dei fascisti. Non si può mai dormire tranquilli col busto del Duce in camera.
La prima serata? Debole, noiosetta, nonostante Carlo Conti riesca a tenere il ritmo. Il suo più grande pregio. Infatti sul piatto della bilancia degli ascolti mancano già tre milioni di teste rispetto allo scorso anno: ieri c'erano 9,6 milioni di spettatori col 58% di share. Nel 2025 furono 12,6 milioni con il 65,3%. Non c'è che dire: una gran bella mazzata già al debutto.
L'encefalogramma dello spettacolo è quasi piatto, complice la grande mole di sconosciuti e molti pezzi serializzati e con pochi guizzi. Se il maggior momento di intrattenimento (a parte la gigantesca telepromozione di Costa Crociere col pretesto di Max Pezzali) è far incontrare Kabir Bedi e Can Yaman al grido di «Carlokan», siamo messi male. Dove li prendono gli autori, all'hard discount?
A Laura Pausini hanno probabilmente consigliato di tenere un profilo basso e ce l'ha fatta quasi sempre, a parte la gaffe del microfono, che poteva anche essere una sapida trovata di scrittura creativa. Poi vedremo: i miracoli non li fanno neanche Sanremo, il Papa e tutto l'ordine sacerdotale.
Il breve omaggio iniziale a Baudo era ben concepito. Avrei evitato soltanto il vecchio flmatino di repertorio autoreferenziale in cui Pippo introduce la romagnola co-conduttrice. Ma come? Parti alto con la voce fuori campo e la sigla iconica riarrangiata e poi ti trasformi in Techetechetè? Non va bene.
I pezzi? Lì va molto a gusti. E a parte la giunonica Elettra Lamborghini, che porta una cosa che è border line col codice penale, l'esercito dei «chicazzè?» (che a ben pensarci potrebbe essere il nome di un concorrente a caso) fa massa ma non depone a favore del carrozzone, che non a caso come prevedevo ha una forte emorragia di pubblico. A me sono piaciuti molto Fulminacci, con un brano romantico, delicato, elegante, ben scritto. Ma anche Fedez e Masini avevano una cosa di pregio. Arisa voce straordinaria ma poco servita dalla canzone. Serena Brancale aveva il classico pezzone sanremese imponente. Vedremo. La canzonetta di Sal Da Vinci, il Massimo Ranieri che non fa i piegamenti ma ha lo stesso punto di colore sulla tintura, è molto trascinante e orecchiabile e farà sfracelli al Televoto. Date retta a un cretino.
C'è poi il caso del figlio di Gianni Morandi, Tredici Pietro. Che poveretto fa di tutto per prendere le distanze dal babbo. Che non sia mai nominato qualora si possa supporre (beata ingenuità) che venga raccomandato o peggio chiamato solo in quanto figlio di Morandi. Lo frega il Dna, perché ha la stessa faccia e le manone di Papà. Il pezzo è ingenuo ma accettabile.
Conti, fatti mandare dalla mamma a prendere ascolti. Perché ne hai un gran bisogno. Domattina sarà ancora più dura.

martedì 24 febbraio 2026

SANREMO * LA RUSSA CHIEDE A CONTI UNA «PRESENZA RIPARATORIA» PER PUCCI

Una caricatura di Ignazio La Russa.
Ignazio La Russa (ricordiamolo, la seconda carica dello Stato), ha fatto un video chiedendo a Carlo Conti un atto riparatore nei confronti di Andrea Pucci: "Mi aspetto magari una sorpresa. Ci sono tanti modi per ripagare l'ingiusta sofferenza e l'ingiusto obbligo di rinuncia che ha costretto Pucci a 'gettare la spugna'. Spetta al conduttore trovarne uno per far sì che la presenza riparatoria dell'artista sia comunque garantita". Queste le parole della seconda carica dello Stato. Va sottolineato. Sotto Mattarella c'è un signore che invoca azioni per tutelare un cabarettista che ha scelto di non andare a Sanremo.
Ignà, a parte che "obbligo di rinuncia" è solo nei tuoi sogni più fantasiosi. E questo sia detto chiaramente. Non è l'ennesima balla il punto. È il pulpito istituzionale.
Non fosse già di per sé una barzelletta (l'ha fatto pubblicamente, non privatamente), non fossimo nel Paese di pulcinella, potrebbe sembrare quasi un messaggio vagamente intimidatorio. Invece questo personaggio da operetta pulp si è accorto che la faccenda Pucci è stata divisiva e vuole soltanto portare a casa qualche titolo. Sfruttando la scia sanremese per tirare una bombetta da arma di distrazione di massa. Per sviare l'opinione pubblica rispetto ai più ampi problemi referendari meloniani.
Ma siamo conciati veramente così male?

sabato 21 febbraio 2026

DONALD TRUMP INTERPRETA «THE CLOWN» NELLA SATIRA DI «TELECANTO» (YOUTUBE)

La copertina del video di «The Clown» sul canale YouTube di Telecanto.

L'impresentabile si è fatto canzone. Il Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, interpreta se stesso nella satira di Tele Canto, il nuovo canale musicale YouTube di Franco Bagnasco che punta lo sguardo con ironia sui personaggi dell'attualità. A volte non soltanto italiana.

Con le sue mosse politiche azzardate e spesso contraddittorie, fatte di dichiarazioni apodittiche, retromarce improvvise (quelli che parlano bene la chiamano Finestra di Overton), pretese di regnare quasi al di sopra della democrazia, il compagno di Melania si sta facendo una pessima fama. Per fortuna lo raccontiamo noi con un sorriso nel video qui sotto, non a caso intitolato «The Clown». 

Iscriviti al canale YouTube cliccando qui.



venerdì 20 febbraio 2026

PUCCI ATTACCA FIORELLO PER L'IMITAZIONE, E LUI RIBATTE: «PRESUNTI COMICI»

Andrea Pucci riceve il Tapiro d'oro da Velerio Staffelli di Striscia.

Valerio Staffelli di Striscia la notizia ha sbugiardato Andrea Pucci andando a portargli un Tapiro d’oro per la vicenda del Sanremo al quale ha rinunciato. Livorosissimo (è un tratto che non riesce a dominare), il Pucci se l’è presa con Fiorello, che nei giorni scorsi ha avuto l’ardire di imitarlo co
me voce e stile. Chiamiamolo così. Fiore ha ribattuto con un “Se adesso se la prendono anche i comici o presunti tali…” che ha il sapore del giudizio molto definitivo. Si attende ulteriore replica livorosa dell’interessato. Ma la cosa più rilevante, a mio avviso, è che alla precisa domanda su quali minacce per se stesso e famiglia il sedicente intrattenitore abbia ricevuto, c’è stata scena muta. Visto il personaggio, è lecito dubitarne. E parecchio. Al di là delle ormai (purtroppo) comuni shitstorm da social. Che colpiscono chiunque abbia un minimo di visibilità. Era solo un modo per fuggire da Sanremo.

LILLI GRUBER IN «EQUIDISTANTE» SECONDO LA SATIRA DI TELE CANTO (YouTube)

La copertina di «Equidistante», dedicato a Lilli Gruber. Sul canale YouTube di Tele Canto.

Il terzo appuntamento con la satira musicale del canale YouTube di Tele Canto di Franco Bagnasco è il brano «Equidistante», interpretato dall'avatar di Lilli Gruber. La tele giornalista forse più famosa d'Italia, conduttrice di Ottoemezzo su La7, dà voce a se stessa in un pezzo dove si ironizza anche sui personaggi che fanno parte della compagnia di giro del programma, da Marco Trava
glio ad Andrea Scanzi, passando per Caracciolo, Italo Bocchino, Evelina Christillin, Paolo Pagliaro, e altri. Tra i quali ovviamente Enrico Mentana (fra i due da tempo non corre pubblicamente buon sangue) e l'editore Urbano Cairo. Un talk-show molto seguito e anche molto temuto, in una fascia oraria strategica per la televisione. Qui sotto il video di «Equidistante», direttamente dal canale di Tele Canto. La canzone è disponibile anche in tutti gli store musicali.



mercoledì 18 febbraio 2026

SANREMO * IL FESTIVAL 2026 È A RISCHIO CALO D'ASCOLTI?

Carlo Conti e Laura Pausini, conduttori del Festival di Sanremo 2026.

Da vecchio televisionaro, il prossimo Sanremo di Carlo Conti lo vedo un po' in salita. Magari sbaglio, ma non percepisco grande attesa, neppure a livello social. Che sono un buon termometro. È vero che il Festival è come il Natale del panettone di Pozzetto: «Quando arriva arriva», e ascolti alti li fa sempre. Ma il cast dei concorrenti è oggettivamente debole, e il punto critico sarà molto probabilmente la seconda serata, dove potrebbe esserci un crollo. Gli addetti ai livori esultino o si sfiorino gli zebedei, a seconda dei gusti.
La prima, martedì, andrà presumibilmente bene: c'è la curiosità per il debutto, l'interesse per vedere all'opera Pausini come co-conduttrice (sulla carta una buona scelta per richiamare gente), e due ospiti solidi: Can Yaman e Tiziano Ferro. Una ressa, se si considera anche Max Pezzali sulla nave da crociera ancorata in baia per cinque giorni.
Per la seconda, oltre al calo fisiologico, siamo decisamente più deboli: Pilar Fogliati, Lillo e Achille Lauro. Qui potrebbe esserci il problema vero. Resta da capire se giovedì (senza duetti, che hanno sempre il loro pubblico di affezionati e che quest'anno saranno venerdì) riusciranno Eros Ramazzotti e Alicia Keys a tenere botta. Sul finale, sabato, hanno piazzato un classico Andrea Bocelli col Nessun dorma che comunque va con tutto.
Staremo a vedere, ma nella città dei fiori stavolta potrebbe esserci qualche spina in più.
Nel video qui sotto, l'avatar satirico di Carlo Conti in «Non ne conosco manco uno», sul canale YouTube di Tele Canto.

lunedì 9 febbraio 2026

ANDREA PUCCI VISTO DALLA TOILETTE DI «ZELIG», A MILANO

L'adesivo con Pucci al posto di push incollato (la foto è dell'11 ottobre 2025) nella toilette di Zelig, in Viale Monza, a Milano.

A proposito del discusso cabarettista Andrea Pucci, faccio un report puramente da cronista per strapparvi un sorriso, visto che mi sembra di cogliere nell'aria immotivata tensione dopo la decisione del nostro di non presentarsi sul palco del Festival di Sanremo 2026. 
Questa foto l’ho scattata l’11 ottobre scorso (quindi in tempi non sospetti) nella toilette di Zelig, il locale di cabaret in viale Monza, a Milano dal quale è partita anche l'avventura dello show televisivo di comicità più noto d'Italia. L’adesivo è (o era) incollato sulla vaschetta dello scarico dell’acqua del water. Chi l’avrà messo, qualche collega di Pucci? Boh. Report da cronista di spettacolo. Tanto vi dovevo.


domenica 8 febbraio 2026

PUCCI VIA DA SANREMO? È LA SCELTA PIU' SAGGIA

Andrea Pucci in una foto caricatura generata dall'AI.

Saggia e opportuna è la decisione della Rai di archiviare la pessima idea di piazzare Andrea Pucci sul palco di Sanremo. Pardon, stando alle notizie ufficiali, saggia è la decisione di Andrea Pucci di rinunciare al Festival dopo polemiche mai così vive e motivate.
Saggia perché non basta essere un comico di centrodestra militante per saper far ridere. Bisogna anzitutto saper far ridere. Cosa che non è da tutti ed è (a mio avviso) blandamente da Pucci.
Quindi averlo scelto o imposto all'inizio non era tanto un'aberrazione politica (anche se molto probabilmente rientrava in quella dinamica decisionale), quanto piuttosto una stortura legata allo spettacolo. Cioè squisitamente tecnica. In altre parole, a me non importa per chi tu voti (mi dà più fastidio se sei qualunquista, razzista, ecc. ecc., ma questa è un'altra storia): mi interessa la qualità dello spettacolo che sei in grado di fornire. Per capirsi: a Sanremo metterei anche un comedian italiano o americano di quelli brutti, sporchi, cattivi e intelligentemente fuori schema per fare un numero speciale. Ma non Pucci. Pucci è il massimo del minimo. E a mio avviso non è degno di quel palco. Lillo fa un altro genere: è una spezia, il sorriso te lo strappa e a modo suo lo puoi mettere ovunque.
Quindi bye bye Pucci, good night and good luck.

venerdì 30 gennaio 2026

FABRIZIO CORONA CANTA «PUOI DIVENTARE EROE» NELLA SATIRA DI «TELE CANTO» (YOUTUBE)

La copertina di «Puoi diventare eroe», disponibile negli store musicali e sul canale YouTube di Tele Canto.

La Satira Parzialmente Artificiale di «Tele Canto» (iscrivetevi al canale YouTube di Franco Bagnasco) si sofferma questa settimana su Fabrizio Corona, che interpreta «Puoi diventare eroe». Il Re dei paparazzi (per mancanza di foto) è sulla bocca di tutti per gli episodi di Falsissimo nei quali ha tirato in ballo non soltanto Alfonso Signorini ma molti personaggi dell'universo Mediaset, compreso Gerry Scotti, con accuse che vengono respinte al mittente e denunce partite o pronte a paetire. Può un amorale mettersi a fare la morale? Il brano è negli store, sit
i di streaming, e naturalmente sul canale Youtube di Tele Canto.


 

STRISCIA LA NOTIZIA * SERVIVA IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA

Da sinistra, Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti in una caricatura.

Il problema di «Striscia la notizia» è «Striscia la notizia». Lo dico con la morte nel cuore perché si tratta di un marchio storico che ho tanto amato e che ha dato molto alla nostra tv. Ma non è mai bello arrivare a tutto questo. E probabilmente tutto questo andava evitato. Dopo lo stop (il programma era in impasse da alcuni anni e perdeva suppergiù un punticino di share ogni stagione), la scorsa settimana il ritorno in prima serata ha portato a casa un dignitoso ma non entusiasmante 18,6% di share (2.783.000 spettatori), per poi crollare ieri al 12,3%, con 1.807.000 teste. Sono venuti al capezzale del malato Lorella Cuccarini, Gabriel Garko, persino la triade giornalistica Del Debbio-Nuzzi-Giordano di Retequattro. Ma nulla hanno potuto. Neppure Staffelli, con un servizio pretestuoso per consegnare un Tapiro d'oro a Checco Zalone, personaggio del momento.

Una cosa va detta subito.
Non si migliora un format in crisi lasciandolo sostanzialmente identico e allungando di fatto soltanto il brodo. Da un lato si perde la forza di Striscia, che è sempre stata nel ritmo. Dall'altro, con l'innesto di Demo Morselli e sei veline, complice l'età dei conduttori e un vago, palpabile senso di spaesamento, l'effetto è quello dei fantozziani veglioni di Capodanno del Maestro Canello.
E poi c'è il problema (non da poco) di Greggio e Iacchetti, che credo abbiano ormai stancato chiunque. Greggio a mio avviso è da sempre il personaggio più sopravvalutato della televisione italiana. Miracolato da Ricci al Drive in, non ha mai fatto realmente ridere (non ha testi) e vive di immotivata rendita. Iacchetti invece si è alienato parecchie simpatie di recente schierandosi sul piano politico-sociale-civile e perdendo parte del candore del personaggio.
Credo però che Antonio (un genio della televisione che a volte si concede per grandezza qualche impuntatura di troppo), il quale sicuramente presagiva questo finale che - ripeto - andava evitato, abbia deciso volutamente di chiudere l'epopea di Striscia con coloro che l'avevano iniziata. È umano e persino bello da un lato. Un po' triste dall'altro, però.

Certo si trattava di maneggiare una patata bollente e ingestibile per Mediaset; un caso sul quale si è traccheggiato per mesi. Trovatasi costretta a rimpiazzare «Striscia» con Gerry Scotti e «La ruota della fortuna», mettendo a segno un colpaccio sul piano degli ascolti, ha aperto uno tra i dossier più complicati dell'ex Biscione. C'era il problema di liquidare l'anziana e gloriosa creatura. Inoltre, Antonio Ricci è uno dei Padri Fondatori. E non si può dare il benservito a un Padre Fondatore. Bisognava forse avere il coraggio di chiudere bottega. Oppure mettere al lavoro tutta la squadra su qualcosa di diverso. Facile a dirsi ma non a farsi, certo. Ma tant'è. D'altra parte anche Cenerentola alla fine, con l'aiuto del Principe, ha trovato la sua scarpina giusta.

martedì 20 gennaio 2026

RAI * IN ATTESA DI FARE SERVIZIO PUBBLICO NON CONSENTA VENDETTE PRIVATE

Da sinistra, Fabio Fazio e Luca Barbareschi.

Fabio Fazio fa una bella serata in omaggio alla Vanoni (non per sminuire, ma ci mancherebbe altro: lì era di casa, ci campava con le simpatiche mattane di Ornella e il volgarismo stantìo di Littizzetto) e una quota rilevante di colleghi giù a pelarsi le mani dagli applausi dicendo che - mioddìo, scandalo - quell'evento era da servizio pubblico e l'avrebbe dovuto fare la Rai. A parte il fatto che mi pare che Viale Mazzini
il servizio pubblico abbia rinunciato a farlo da un po', non ho ancora visto un degno ricordo di Pippo Baudo, che pure la Rai l'ha fatta, nella forma che conosciamo. E neppure di Carrà, che ne è stata un'altra colonna. Ma non erano cantanti, e gli omaggi musicali sono più semplici da strutturare autoralmente.
Inoltre ricordiamoci che la tv è fatta di persone e di contatti che portano persone. Fazio, che una buona parola non la nega mai a nessuno, ha saputo crearsi un suo orticello che paga in termini di presenze, di amicizie, di cambi merce sotto il segno della gratitudine. Buon per lui. Anche se Grazia di Michele s'è offesa per essere stata tagliata fuori a favore di nomi più mainstream, e se è vero ciò che racconta tutti i torti non li ha.
Rai pensi piuttosto a non consentire a un soggetto come Luca Barbareschi in pieno delirio onnipotenziale di attaccare in diretta Sigfrido Ranucci perché gli cede la linea senza menzionarlo. Servizio pubblico è anche non permettere a chi ci lavora di trattare Rai come casa propria.
Ranucci questa settimana ha effettivamente menzionato Barbareschi ricordando che gli è stata richiesta la restituzione di 8 milioni di euro di finanziamento pubblico per il Teatro Eliseo, ma che il sommo conduttore (per mancanza di prove) nicchia e ha messo di mezzo gli avvocati.

domenica 18 gennaio 2026

LE FANATICHE ANTI-LUCARELLI SONO PEGGIO DELLE FANATICHE LUCARELLIANE

Da sinistra, l'influencer Chiara Ferragni, e Selvaggia Lucarelli.

Nel paese del tifo da stadio su qualsiasi cosa, l'appassionante dibattito di questi giorni è sulla differenza (rilevante) tra proscioglimento e assoluzione nel caso di Chiara Ferragni.
Vedo un mare di post di fanatiche anti lucarelliane (le quali sono persino peggio delle fanatiche lucarelliane, ne so qualcosa) che si sono affrettate prima a dire che l'influencer bionda era stata assolta, avviando la shitstorm contro Lucarelli; poi sono state costrette ad ammettere che il proscioglimento è ben altra cosa rispetto a un'assoluzione. Ovvero che il giudice ha dichiarato un «non luogo a procedere per estinzione del reato» di truffa aggravata in quanto Ferragni ha pagato 3,4 milioni di euro in multe e risarcimenti per far ritirare le denunce e chiudere la pratica. Legittimo, si fa da sempre in tanti ambiti, ma non è un'assoluzione. Ritengo che Ferragni abbia pagato un prezzo altissimo anche in termini mediatici, le auguro di riuscire a risollevarsi, quindi caso chiuso. Ma quando vedo fanatismi, da una parte e dall'altra, mi monta la mosca al naso.


mercoledì 14 gennaio 2026

«GARLASCO», LA PANDEMIA MEDIATICA SI COMBATTE CON UNA CANZONE

La copertina del singolo «Garlasco» del canale Youtube Tele Canto, satira sul circo mediatico che è nato attorno alle note vicende processuali dell'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto 17 anni fa e che vede un condannato, Alberto Stasi, e il nuovo indagato Andrea Sempio.

Che cosa direbbe Garlasco, se potesse parlare?
«Tele Canto» ha provato a immaginarlo. Il canale YouTube musicale di Franco Bagnasco, che a partire da oggi ogni settimana proporrà la sua «Satira Parzialmente Artificiale» su attualità e personaggi del mainstream, debutta con una canzone che ironizza sullo straripante circo mediatico legato alle vicende processuali del delitto di Chiara Poggi. Un giallo che si trascina da 17 anni e che di recente, con i nuovi sviluppi, è diventato sempre più appetibile per chi è a caccia d'audience. Si cerca la verità, o si solletica la morbosità del pubblico? Forse entrambe le cose, ma è sempre più difficile fare i debiti distinguo. Fatto sta che plotoni di legali, esperti e opinionisti ormai affollano giornali e soprattutto studi televisivi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, in un loop inestricabile. Come ai tempi dei virologi del Covid. Garlasco è una sorta di pandemia mediatica che «Tele Canto» prova a contrastare con un pizzico di ironia. Con la voce di un pacato campagnolo della Lomellina che fotografare la bizzarra situazione intonando, fra le altre cose, nel ritornello: «Incidente probatorio, in un giorno un po' speciale... Piace proprio a tutti quanti, forse è meglio del Natale».
«Garlasco» è disponibile anche in tutti gli store digitali e nei servizi di streaming.

domenica 28 dicembre 2025

CHECCO ZALONE IN «BUEN CAMINO» * DELICATA, SPIETATA IRONIA SU COME SIAMO

Checco Zalone e Letizia Arnò in Buen Camino, fim di Medusa.
Checco è tornato per farci respirare una boccata d'aria buona. «Buen camino» è una commediola semplice, ruffiana (lo ammette del resto lui stesso), efficace e molto pulita. Prevedibile nella trama, elegante nello svolgimento.
Chi si aspetta turpiloquio e facili scorciatoie per la risata grassa, resterà deluso. La storia di un padre ricchissimo e viziato che recupera l'amore della figlia sul Camino di Santiago, è un pretesto per fare a fettine con grande ironia gli stereotipi di una destra cafona pluri dotata di carte di credito senza plafond e di una sinistra inconcludente e radical chic. Si ride amaro ma si ride, spesso in modo anche sottile. Giocando come al solito con maestria s
ui contrasti, che sono la cifra di Zalone e del ritrovato (per fortuna) Gennaro Nunziante. Non riporto battute perché sarebbe un delitto ai danni di chi ancora lo deve vedere, ma fidatevi.
Qualcuno ha voluto intravedere Gianluca Vacchi nella figura del riccone incarnato da Zalone, ma si tratta in realtà più di un mix di odierna cafoneria instagrammabile. La debole canzoncina su «La prostata inflamada» (echi arboriani e soprattutto puro stile Armando De Razza, ve lo ricordate?) si spiega perché è stata furbescamente agganciata a una gag all'interno del film in quanto serviva un pezzo brillante da legare e mettere in chiusura. Peccato veniale.
Il resto è tutto godibile. Con Checco che fa delicatamente a fette il politicamente corretto che ci sta uccidendo. Zalone è il veleno e l'antidoto di questi tempi bislacchi. Il male e la cura. E per fortuna ogni tanto ritorna per ricordarci come siamo.

martedì 23 dicembre 2025

FABRIZIO CORONA * IL PLURIPREGIUDICATO CHE FA LA MORALE (ACCOUNT PREMIUM)

Da sinistra, Fabrizio Corona e Peter Finch in «Quinto potere».

Fabrizio Corona s'è convinto di essere Peter Finch in «Quinto potere». E vabbé, ognuno delira come può, con i mezzi che ha.
Quindi dal suo «Falsissimo» (il nome del programma è già tutto un programma) lancia strali per far crollare sistemi.
In pratica, il paggetto collaboratore//amico/amante di Lele Mora, che per anni ha vissuto nella galassia Signorini (come lui stesso ammette, peraltro) guadagnando bei soldoni come cane da guardia dei paparazzi senza aver mai scattato una fotografia, ora che l'aria nei media è un po' cambiata e deve lanciare il suo canale YouTube, s'è deciso a monetizzare attacc
ando quello che per anni è stato il suo benefattore.

Non entro nel merito delle cose sgradevoli che racconta (non ne so nulla, indagherà chi di dovere), ma è suggestivo notare come il pluripregiudicato Corona si metta a fare la morale. Salga su un piedistallo che si è auto-assegnato. È dura fare il raccontatore di verità, dice implicitamente, ma qualcuno lo dovrà pur fare. E intanto precisa che il video che stai guardando è gratuito, ma se vuoi un po' di ciccia in più c'è quello dopo, in abbonamento. Salviamo la Patria ma teniamo famiglia, insomma.

È interessante ammirare «Furbizio» (copyright Dagospia) all'opera più che altro vivendolo a livello di indagine psico-sociologica sullo spettacolo. Col suo perenne mood da avanzo di balera, che mescola pretesi scoop a birignao da caserma («Ho il cazzo duro»; eh Fabrì, aspetta che ce lo segniamo), il neo-puritano fustigatore dei costumi ci racconta che lo showbiz è marcio. Sventola fogli, chat, butta nel mucchio nomi altisonanti come quelli di Piersilvio e Marina Berlusconi. E intanto mira al prolungamento dello show mediatico vellicando la sua fan base (la clip con le prime rivelazioni ha toccato i 4.5 milioni di visualizzazioni, più di un buon programma di prima serata), con la collaudata tecnica comunicazionale del "buttare tutto in vacca" per il maggior tempo possibile. E giù meme sui social infoiati. È evidente come a Corona, oltreché fare soldi e rivitalizzare una polarità sbiadita, interessi soprattutto abbattere Signorini. Il quale oggi come oggi credo non abbia neppure più così tanta voglia di andare in onda, visto il putiferio scatenato dal suo ex sodale.
Che è entrato in modalità C'eravamo tanto a(r)mati. Ma con abbonamento rigorosamente Premium.

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